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Lunedì 1 Maggio 2017
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Fondi speciali e Donazioni librarie

Dal 1994 al 2009 la Biblioteca “Giorgio Aprea” ha accolto ben dieci fondi librari omogenei, alcuni pervenuti per donazione ed altri per acquisto.

 
 
 
 
 

Fondo Francesco ARNALDI (torna su)

Francesco Arnaldi (Codroipo, 5 ottobre 1897 – Roma, 28 giugno 1980) è stato uno dei più stimati latinisti e lessicografi italiani. Dopo la sua partecipazione attiva alla Grande guerra, nel 1920 si laureò in lettere classiche presso l'Università di Padova, allievo di Vincenzo Ussani, con una tesi sulle idee morali e religiose di Tacito. Dopo un primo periodo di insegnamento presso il Liceo Ginnasio di Sassari, fu nominato nel 1923 docente di Letteratura latina alla Scuola Normale Superiore di Pisa, nel 1936 all’Università di Palermo ed infine nel 1937 all’Università Federico II di Napoli. Durante il periodo pisano collaborò al fianco di Giovanni Gentile all’Enciclopedia italiana, nel 1933 assunse la cura redazionale del lessico della latinità medievale, su incarico dell'Unione accademica nazionale e qualche anno dopo fu curatore e poi direttore dell'«Archivum Latinitatis Medii Aevi», incarico che assunse fino alla morte. Parte della sua vasta e preziosa biblioteca (circa 3000 volumi e 2000 estratti) sono stati donati nel 1996 dal figlio Girolamo al Dipartimento di Filologia e Storia del nostro Ateneo, con la volontà manifesta del suo donatore di arricchire la biblioteca della Facoltà con opere di grande valore per gli studi classici. La biblioteca privata di Arnaldi è caratterizzata da opere filologiche classiche (soprattutto greche e latine) e moderne. Il Fondo, collocato nella Sala Fondi Speciali, non è ancora totalmente disponibile al pubblico, restano in attesa di inventariazione e catalogazione circa 600 volumi; tutte le altre opere sono presenti in OPAC con una catalogazione completa di accessi semantici. La complessità del fondo dal punto di vista sia tematico sia di tipologia dei documenti ha reso necessaria la costruzione di uno schema di collocazione per monografie, per collane, per periodici e per estratti. È possibile consultare l’elenco degli estratti da qui: Estratti Fondo Arnaldi (file pdf, scarica/visualizza)

 
 
 
 
 

Fondo Osvaldo BALDACCI (torna su)

Osvaldo Baldacci (Sassari 1914 - Roma 2007) fu geografo e professore di geografia nelle Università di Cagliari (1954-57), Bari (1957-64) e Roma (1964-84, dove fu riconosciuto prof. emerito) e fu socio corrispondente dei Lincei (1987). Dagli anni Trenta agli anni Sessanta svolse un’intensa attività di ricerca prevalentemente nel settore della geografia umana ed in alcune regioni e sub-regioni italiane (si ricordano le pubblicazioni: I nomi regionali della Sardegna, 1945; La casa rurale in Sardegna, 1952; La Serra. Monografia antropogeografica di una regione calabrese, 1954; Le Isole Ponziane, 1955; Puglia, 1962). Dopo gli anni Sessanta si occupò, invece, di storia della cartografia nautica medievale (Introduzione allo studio delle geocarte nautiche di tipo medioevale, 1990). Scrisse anche un manuale di geografia generale (1972) e alcuni volumi dedicati alle riflessioni epistemologiche (Il pensiero geografico, 1975; Perché la geografia, 1978) e pedagogiche (Educazione geografica permanente, 1982) in ambito geografico. Nel 2007 gli eredi decisero di donare la sua biblioteca personale al gruppo di geografi del Laboratorio di Valorizzazione territoriale del Dipartimento di Filologia e Storia del nostro Ateneo, i quali consegnarono tutta la raccolta al CSB per le procedure di acquisizione e catalogazione, riservandosi di collocare presso il Laboratorio tutti i volumi. La biblioteca di Baldacci è prettamente di natura geografica, vi sono tutti gli Atti della Società italiana di geografia, molti periodici di geografia generale e di geografia per le scuole, e, fra l’altro, opere cartografiche di altissimo pregio. Il Fondo è stato quasi interamente catalogato e collocato con un semplice schema di segnatura a catena [D.O.B.(=Donazione Osvaldo Baldacci) 1, 2, etc.] nel locali del suddetto Laboratorio con esclusione dal prestito. Non è stata svolta alcuna operazione di catalogazione semantica, né sono stati creati degli appositi strumenti di accesso alle risorse che contiene. I volumi del Fondo sono poco meno di 1000.

 
 
 
 
 

Fondo Maria Antonietta BELASIO (torna su)

Molto poco si conosce della biografia della prof.ssa Maria Antonietta Belasio. Sicuramente di origini romane e forse classe 1930-1940. Fu docente di geografia economica e geografia umana presso il Dipartimento di teoria economica e metodi quantitativi per le scelte politiche dell’Università degli studi di Roma La Sapienza; segretaria della Sezione regionale Lazio dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG) dal 1960 al 1970, membro del Consiglio Centrale dal 7 ottobre 1985 al 1991 e segretaria dello stesso dall’11 gennaio al 28 settembre 1991. Le sue pubblicazioni tra gli anni Sessanta e Settanta sono incentrate prevalentemente sui processi di urbanizzazione del Lazio Meridionale e sul dibattito storiografico sull’emigrazione dal Lazio, successivamente si dedicò all’analisi del fenomeno della conurbazione di frontiera, con particolare attenzione alla zona della riviera emiliano-romagnola. Molti sono i suoi contributi sulla Rivista geografica italiana. La sua biblioteca personale, composta di quasi 500 volumi, è stata donata nel 2002 al gruppo di geografi del Laboratorio di Valorizzazione territoriale del Dipartimento di Filologia e Storia del nostro Ateneo, i quali –così come per la Donazione Baldacci- consegnarono tutta la raccolta al CSB per le procedure di acquisizione e catalogazione, riservandosi di collocare presso il Laboratorio tutti i volumi. La biblioteca di natura geografica contiene opere e riviste geografiche dell’Ottocento, nonché molta manualistica in lingua francese dedicata al ruolo della geografia nelle scuole ed alla cosiddetta nouvelle geographie. Il Fondo è stato interamente catalogato e collocato con un semplice schema di segnatura a catena [D.M.A.B.(=Donazione Maria Antonietta Belasio) 1, 2, etc.] nel locali del suddetto Laboratorio, le opere monografiche vanno in prestito, mentre gli atti di convegni ed i periodici possono solo essere consultati in sede. Non è stata svolta alcuna operazione di catalogazione semantica, né sono stati creati degli appositi strumenti di accesso alle risorse che contiene.

 
 
 
 
 

Fondo Rosa FILOSA-VOCATURO (torna su)

Il Fondo è la fusione di due biblioteche, quella di Carlo Filosa e quella di Rosa Vocaturo, coniugi, l’uno studioso di letteratura italiana, l’altra prof.ssa di letteratura latina. Nulla si conosce della loro biografia personale ed accademica, anche perché –sebbene esso sia stato il primo fondo donato alla nostra biblioteca- non è mai stato oggetto di studio e valorizzazione. Fu donato dagli eredi [non si sa se figli o nipoti] nel 1994, fu regolarmente acquisito e catalogato su schede cartacee. Si tratta di una cospicua raccolta (circa 2500-3000 volumi), ricca di saggi e classici della letteratura latina e italiana, tra i quali spiccano pregiate edizioni settecentesche ed ottocentesche (opere di Svetonio, i classici della drammaturgia italiana, ad esempio). La donazione fu collocata nel magazzino librario con uno schema di segnature per raggruppamenti tematici (Letteratura italiana: edizioni critiche, commenti; Letteratura latina: edizioni critiche, traduzioni, commenti; Storia delle letterature e così via). Le schedine cartacee non presentano catalogazione semantica, né esiste un digesto del Fondo, che permetta uno scorrimento di tutte le opere contenute. Questo rende la raccolta libraria, ancora oggi a distanza di quasi diciassette anni, una risorsa bibliografica inesplorata e poco conosciuta al pubblico più vasto.

 
 
 
 
 

Fondo Pieter J. SIJPESTEIJN (torna su)

Pieter Johannes Sijpesteijn (Rotterdam, 16 settembre 1934 – 29 maggio 1996) trascorse i suoi primi anni di vita fino alla scuola elementare sotto l’occupazione tedesca e furono anni molto formativi per la sua personalità, anche perché il padre giocò un ruolo di primo piano nella resistenza. Dopo la guerra frequentò il Liceo Augustinianum (1947) di Eindhoven e successivamente il Liceo Erasmianum (1952) a Rotterdam. Nel 1954 iniziò lo studio delle lingue e letterature classiche all'Università di Leiden, allievo prediletto del latinista Waszink e dello storico den Boer e soprattutto del grecista Groningen, grazie al quale si appassionò al mondo della papirologia greca. Infatti i suoi studi accademici furono tutti dedicati a questa disciplina. Si laureò con Groningen con una tesi sulla pubblicazione di una serie di papiri della Collezione viennese. Pubblicò molti contributi sul repertorio papirologico Berichtigungslisten ed iniziò ad insegnare discipline classiche nei licei Stedelijk Gymnasium Arnhem e Erasmianum di Rotterdam e contemporaneamente intraprese la sua carriera accademica presso l'Università di Amsterdam. Nel 1967 fu nominato professore straordinario di Papirologia greca, nel 1972 professore regolare e nel 1980 emerito non avendo ancora compiuto cinquant’anni. Questo gli valse l’appellativo di professore pais (fanciullo) da parte del Ministero dell’istruzione olandese. Impostò i propri corsi in maniera multidisciplinare (la storia antica attraverso la documentazione papirologica in senso lato: analisi di papiri, di ostraka, frammenti di ceramica, testi su epigrafi), ma il suo entusiasmo non venne ricambiato dalla sua Facoltà, che per difficoltà finanziarie non chiare lo costrinse ad abbandonare il suo insegnamento di storia antica per quello di Scienze ausiliarie. Nella sua casa di Baarn costruì nel corso degli anni una grande biblioteca. Poi nel mese di gennaio del 1996 gli fu diagnosticata una malattia incurabile. Nella notte tra il 28 ed il 29 maggio si spense all'età di 61 anni. Ci ha lasciato molte pubblicazioni di valore ed ha fattivamente contribuito alla crescita scientifica della papirologia moderna. Moltissimi colleghi ed allievi lo hanno compianto, come uomo e come studioso. La sua biblioteca personale nel 1998, dopo lunghe trattative con la moglie e con il governo olandese, fu acquistata dall’Università di Cassino e destinata alla nostra Biblioteca. Essa rappresenta un bene di inestimabile valore, una fonte di informazione alla quale attingono studiosi da tutta Italia, da tutta Europa e dagli Stati Uniti. Il Fondo, inteso sin dal principio come aperto, in origine era di 3500 volumi, oggi consta di oltre 7.000 unità bibliografiche.

 
 
 
 
 

Fondo Stelio RITTI (torna su)

Stelio Ritti (Roma, 1914-1996) dopo aver frequentato il liceo classico presso il Collegio Nazareno di Roma, prese ancora molto giovane, a ventuno anni, la laurea in chimica presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza. Come chimico lavorò in un primo momento all’ILVA di Savona, poi si trasferì a Roma e dal 1946 lavorò alla Società Chimica dell’Aniene, inglobata poi dalla Solvay. Nel 1960 fu trasferito allo stabilimento Solvay di Rosignano, dove rimase come dirigente fino al pensionamento. Nonostante gli studi di chimica siano stati il suo primo interesse e l’oggetto del lavoro di tutta la vita, egli nutrì curiosità ed interesse per molti aspetti della cultura, fra cui l’arte, soprattutto medioevale, e i monumenti e la storia della città di Roma. Si appassionò alla fotografia e allo studio della lingua giapponese, nella quale raggiunse anche una competenza approfondita, pubblicando uno studio su alcuni aspetti dell’architettura, e preparando numerose traduzioni di brevi testi a carattere tecnico e scientifico. Anche la musica classica fu da sempre una delle sue passioni più forti. Alla sua collezioni di dischi, che conta centinaia di esemplari, si è andata nel tempo affiancando una ricca collezione di pezzi registrati dalle trasmissioni radiofoniche. Molti fra i dischi e i pezzi registrati riguardano le epoche più antiche della storia della musica, dal Medioevo fino al periodo barocco, sulle quali si concentrarono man mano le sue predilezioni, musica sacra e canto gregoriano soprattutto. La sua biblioteca personale spaziava dall’archeologia classica alla storia di Roma capitale, dalla storia delle opere d’arte italiane alla biografia come genere storiografico. La raccolta, o meglio parte di essa di contenuto archeologico classico e storico-artistico, fu donata nel 2004 dalle figlie, Tullia e Claudia, alla nostra biblioteca tramite il Dipartimento di Filologia e Storia, ma i processi di acquisizione e catalogazione sono iniziati solo nel 2008 e terminati nel 2010. Il Fondo consta di quasi 600 volumi, tutti tenuti in ottimo stato di conservazione.

Il Fondo contiene opere ricercate sul mercato librario antiquario e non, alcune delle quali di gran valore: la Storia dei papi dalla fine del medio evo di Ludwig von Pastor nell’edizione italiana in 16 volumi, pubblicata da Desclée (1942-1960) e tradotta da Angelo Mercati sulla base dell’ultima edizione in lingua originale (Geschichte der Papste seit dem ausgang des mittelalters); i Fondamenti di una scienza della origine del linguaggio e sua storia remota di Paolo Ettore Santangelo in 26 volumi (edizione 1953-1973), edita a Milano (Santangelo; La tecnica edilizia romana di Giuseppe Lugli, edizione pubblicata da Giovanni Bardi (Roma) nel 1957 composta da testo e tavole; La corte pontificia e la società romana di David Silvagni, opera edita dalla Biblioteca di storia patria (Roma) nel 1971 in 4 volumi; la 2^ pregiata edizione de Le liber pontificalis di Louis Duchesne, pubblicata da De Boccard (Parigi) nel 1955 in 3 tomi ed infine la Storia della città di Roma nel Medioevo di Ferdinand Gregorovius nell’edizione stampata dall’Unione arti grafiche (Città di Castello) nel periodo compreso tra il 1938 ed il 1944, in 16 volumi ed Indice.

Le opere della donazione sono 443, ed hanno un’estensione cronologica dal 1829 (Viaggio antiquario ad Ostia di Antonio Nibby, Società tipografica romana) al 1993 (Omaggio a Goldoni, scritti vari raccolti e pubblicati dalla Fondazione Marco Besso)

 
 
 
 
 

Biblioteca del pensiero lionistico (torna su)

Il 24 ottobre 2003 l’Università degli Studi di Cassino – CIS Biblioteca “Giorgio Aprea” ha sottoscritto il protocollo d’intesa con il distretto 108/L dell’Associazione Lions Club per la realizzazione della biblioteca del Pensiero Lionistico. Il progetto della Biblioteca è stato promosso dal PDG Bruno Ferraro, Presidente del Centro Studi Lions, che l'ha fortemente propugnato come un insostituibile mezzo di conservazione e diffusione del Pensiero dei Lions. La biblioteca lionistica comprende saggi e monografie che illustrano e spiegano le finalità dei Lions e articoli che riguardano l'Associazione. Essa consta di 200 unità bibliografiche. Come utile strumento di consultazione dei materiali, il CIS ha realizzato un della raccolta bibliografica, anche la visualizzazione degli articoli estratti dalle riviste e riprodotti con assoluta fedeltà rispetto agli originali cartacei. Le ricerche online possono essere effettuate per categorie di pubblicazioni (periodici, articoli e monografie), oppure visualizzando l'elenco completo alfabetico per autore, titolo, soggetto, o semplicemente per parola chiave di monografie e periodici. Si può inoltre decidere di cercare nel catalogo tutte le parole inserite nel campo di ricerca, la frase esatta cercata, o solo una delle parole immesse. Una volta lanciata la ricerca, l'elenco dei risultati prevede la visualizzazione dell'autore, del titolo e del soggetto. Cliccando sul numero identificativo si aprirà una schermata per la visualizzazione dettagliata del record bibliografico: pubblicazione, descrizione fisica, collana, etc. Si può scaricare direttamente in formato pdf il file dell'articolo riguardante l'associazione: dalla visualizzazione completa del record basta cliccare su File pdf(Per effettuare le ricerche: http://lions.biblio.unicas.it/index_2.php)

 
 
 
 
 

Fondo libri antichi (torna su)

Il Fondo dei libri antichi e rari è un piccolo nucleo di volumi in lenta e continua espansione, alimentato dalla passione bibliofila di alcuni docenti della Facoltà, che nel corso degli ultimi 10 anni con acquisti antiquariali hanno permesso l’accumulo di 30 unità bibliografiche pregiate tra secentine, settecentine e libri dell’Ottocento. Il Fondo, collocato per ragioni di sicurezza nella stanza della Direzione con un sistema di collocazione poco chiaro, contiene prevalentemente monografie ed edizioni di classici latini e due riviste tedesche del Settecento d’ambito filologico. Si segnalano in particolare le ricche collezioni su Quintiliano e Giovenale, nelle quali spiccano un’edizione del 1665 delle Declamazioni quintilianee, pubblicata in due tomi da “Batavorum et Roterodami ex Officina Hackiana”, con frontespizio tipografico, che presenta una marca non censita (Aquila in volo con il motto MOVENDO), a sua volta preceduto da un frontespizio calcografico con sottoscrizione “R. a Persijn fe.”, con contropiatti e preliminari sui quali sono presenti note manoscritte ed un’edizione del 1685 della Satire giovenaliane curata da “Ultrajecti typis & sumtibus Rudolphi a Zyll” con marca non censita simile a B 20105 (PAX ARTIUM ALTRIX. Minerva Traiectina) preceduta da un frontespizio inciso da Thomas Doesburgh (T. Doesburgh sculp.). Ugualmente per la sua rarità merita di essere menzionata l’edizione del 1806 de La secchia rapita, poema eroicomico di Alessandro Tassoni con biografia e note curate da Robustiano Gironi. Si tratta di una pubblicazione della Società tipografica de' Classici Italiani di Milano sulla quale è presente un ritratto calcografico dell'autore opera di Giuseppe Benaglia (G. Benaglia dis. ed inc) e che alle pp. 307-333 riporta copia di una lettera scritta ad un amico Sopra la materia del Mondo Nuovo e due canti del poema Dell'oceano. Il Fondo non è presente in OPAC, fatta eccezione per tre opere di Giovenale, né esiste un catalogo cartaceo; la sua presenza nel CSB è nota solo a pochi docenti e dottorandi.

Nel 2011 la dott.sa Libera Giachino ha realizzato una bibliografia dettagliata del Fondo, quale tesina di “Bibliografia” per la Scuola di Specializzazione in Biblioteconomia della Biblioteca Apostolica Vaticana. La bibliografia, ad oggi unico e valido strumento per la consultazione di tutte le opere le Fondo, è stata messa a disposizione dalla dott.sa Giachino sulle pagine del nostro sito: Bibliografia del Fondo Rari (dr. Libera Giachino) (file pdf, scarica/visualizza)

 
 
 
 
 

Fondo Francesco AGOSTINI (torna su)

Il Fondo, donato dagli eredi del possessore grazie ad una lunga trattativa da parte di alcuni docenti del Dipartimento di Lingue e Letterature straniere al nostro Ateneo, è stato accolto in biblioteca sul finire del 2009. Non è stato ancora avviato nessuno studio sulla biografia di Agostini, le uniche notizie certe sono che tra gli anni Settanta e Ottanta fu membro della Società Linguistica Italiana (SLI), che fu docente presso il Dipartimento di Linguistica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, occupandosi prevalentemente di studi somali, pubblicando nel 1985 con la Cangemi Editore il Dizionario Somalo – Italiano. La sua biblioteca è tanto esigua (400 volumi circa) quanto pregiata; vi sono dizionari in edizioni ottocentesche, antiche riviste e bollettini in lingua tedesca e grammatiche antiche. La raccolta contiene, in buona parte, materiale librario relativo alla filologia moderna e alla linguistica comparata. La donazione è stata completamente acquisita nel patrimonio d’Ateneo, previa operazione di stima patrimoniale e quasi interamente catalogata. Ogni opera è stata schedata completa degli accessi semantici ed è stata collocata nella Sala Fondi Speciali secondo un apposito schema per classi disciplinari/sezioni.

 
 
 
 
 

Fondo Enzo SANTARELLI (torna su)

Enzo Santarelli (Ancona 1922 – Roma 2004) fu professore di Storia Contemporanea presso l’Università di Urbino, storico di grande finezza e intellettuale animato da notevole capacità interpretativa per i fatti della storia contemporanea e da profonda sensibilità per gli aspetti sociali e culturali dell’Europa post-bellica. Fu, inoltre, a detta di chi lo conobbe “maestro e generoso interlocutore” per molti studiosi. Dopo una breve adesione ai GUF (Gruppi universitari fascisti), partecipò alla resistenza nel Meridione (esperienza rievocata nel libro autobiografico Uno sbandato nel Regno del Sud del 1991). Pubblicò nel 1946 Il problema della libertà politica in Italia con prefazione di Benedetto Croce. Aderì nel 1948 al PCI, rimanendovi legato fino agli anni ’80; fu eletto anche deputato tra il 1956 e il 1963. Per tutto il tempo della sua militanza nelle file del PCI mantenne un atteggiamento critico e una sostanziale indipendenza di giudizio rispetto alla linea “ufficiale”. Tra le sue opere più significative si ricordano: La rivoluzione femminile, del 1950 dedicato a Olympe de Gouges (l’emancipazione femminile resterà tra gli interessi privilegiati di Santarelli) e La Storia del movimento e del regime fascista, uscito nel 1967, due anni dopo la pubblicazione del Mussolini di De Felice, che istituiva un confronto tra il regime nazista tedesco e quello fascista italiano e coglieva per la prima volta la distinzione tra movimento e regime, che sarebbe poi stata a lungo ripresa e avrebbe costituito la base di un importante filone interpretativo. Convinto assertore dei diritti di libertà e di autodeterminazione dei popoli, pubblicò nel 1993, insieme a G. Almeyra Guevara: Il pensiero ribelle. Nel 2002 tracciò un profilo del berlusconismo. Da appassionato lettore quale era, mise insieme nel corso della vita una vastissima biblioteca, che, negli ultimi anni, ha scelto di devolvere a due istituzioni: la Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma (circa 10000 monografie, 5000 opuscoli e 700 numeri unici) e la Biblioteca del polo umanistico dell’Università degli studi di Urbino (periodici e riviste). Un piccolo lascito, di 27 libri rari, è andato, invece, alla Biblioteca Franco Segantini di Pisa, in ragione dell’amichevole rapporto di collaborazione nella Rivista storica dell’anarchismo. La Biblioteca di Storia moderna e contemporanea nel 2009, in accordo con l’unica erede del professor Santarelli, la figlia Nora, ha ceduto una parte dei volumi che, in quanto già posseduti, costituivano doppie e triple copie, alla nostra biblioteca. Il CSB, per volere dei donatari, si è impegnato a rispettare alcune condizioni: che i libri vengano individuati negli inventari e nel catalogo come Dono Santarelli e che ad essi sia attribuita una collocazione unitaria ed uno spazio esclusivamente dedicato, per perseguire l’unitarietà ideale del fondo mantenendone la fisionomia pur nei due tronconi esistenti presso le due istituzioni. Il fondo a noi pervenuto consta di 2657 volumi circa, per il 90% ancora da stimare patrimonialmente, ma che già dalle prime valutazioni presenta materiale di grande pregio: accanto alla produzione scientifica dello stesso Santarelli, infatti, vi sono opere di argomento storico (storia italiana ed europea), storico-politico, e di studi di genere (in particolare sulla lotta per l’emancipazione femminile e per la parità tra i sessi). La collezione è di rara completezza in questi ambiti e presenta opere ormai per lo più introvabili sul mercato librario. Purtroppo non è stato ancora elaborato un piano di acquisizione del Fondo, che giace quasi interamente ancora inscatolato nel locali del deposito librario. Solo il 30% di esso è stato inventariato (743 volumi), mentre poco più di 550 sono stati catalogati e collocati presso la Sala di consultazione del Polo distaccato di Frosinone seguendo la Classi Dewey, che nelle prossime modifiche da catalogo sarà preceduta dalla sigla della donazione (D.E.S = Donazione Enzo Santarelli).


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